La pellicola racconta la storia dell’Arminuta, una ragazzina abruzzese di 13 anni di cui non viene mai svelato il nome
E’ uscito al cinema il film l’Arminuta, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo bestseller di Donatella Di Pietrantonio, vincitore del Premio Campiello 2017.
Diretto da Giuseppe Bonito, il film racconta la storia dell’Arminuta, che in dialetto abruzzese significa ritornata: in questo titolo c’è già tutta la trama del romanzo.
IL PROFILO DELL’ “ARMINUTA”
Nell’agosto del 1975 una ragazzina di 13 anni sale le scale di una casa distrutta, con una valigia e una borsa piena di scarpe. Questo bagaglio, in cui sono riposti libri e vestiti, è tutto ciò che le resta della vita precedente. E non è una scelta casuale il fatto che quella porta si trovi in cima a una lunga e ripida scala. Tutto torna. Come la protagonista, suo malgrado. Che imparerà che non solo tutto torna ma che anche panta rei. Oltre quella porta troverà la sorellina, Adriana, e una donna che la guarda con uno sguardo stanco e distratto, sua madre. Oltre a loro ci sono tantissimi fratelli che, benché siano sangue del suo sangue, per lei sono solamente degli estranei. Non da meno si rivela il padre, duro e silenzioso.
La trama del libro
Alla fine di quella scala la aspetta una nuova vita. La attende la famiglia in cui è nata, quella madre e quel padre che, quando lei aveva pochi mesi di vita, l’hanno ceduta a una cugina benestante. Ma all’improvviso, senza che lei ne conosca i motivi, i parenti che fino a quel giorno l’hanno cresciuta come una figlia vera, riserbandole tutte le attenzioni e una vita agiata, hanno deciso di restituirla alla sua famiglia di origine. La ragazzina, totalmente spaesata, deve sopportare non solo la vita dentro quelle mura ma anche quella al di fuori di quella porta: gli sguardi del paese, che le si incollano addosso, e le malelingue che a bassa voce bisbigliano in quel paesino per cui lei è l’Arminuta, la Ritornata.
Un mix di generi letterari
Vergogna, disagio e senso di estraneità la accompagnano come un’ombra e come una lettera scarlatta, mentre muove i primi passi nella sua nuova vita e, tenace, cerca di capire se non ci sia il modo di tornare indietro, o almeno, di conoscere la verità. Perché è stata restituita? La forza di questa trama da pelle d’oca è quella di riuscire a mescolare innumerevoli filoni letterari e di entertainment, addirittura quelli dell’intrattenimento puro del giallo e del mistero. Alla fine l’ “Arminuta” diventerà anche una sorta di detective della propria esistenza, intenzionata a ogni costo a conoscere la verità per sapere come mai la sua vita è cambiata totalmente.
La forza della solidarietà e dell’amore tra sorelle
E come in ogni giallo, in ogni detective story e in ogni capolavoro dell’anima che si rispetti, c’è sempre un alleato, anche in questo caso la protagonista potrà contare su qualcuno: una bambina di dieci anni, sua sorella Adriana. Adriana è la sorella ritrovata. A unirle sarà qualcosa di ben più profondo di un legame di sangue: le unisce il disagio e la solitudine, il sentirsi un pesce fuor d’acqua, l’essere intaccate dal male di vivere. Non un male di vivere esistenziale: male di vivere proprio quella vita, quel tipo di esistenza. L’Arminuta troverà comunque quel conforto dell’anima – che è l’unico vero nutrimento della vita – nell’amore: mentre gli adulti smarriscono ogni occasione di riscatto, restano queste due bambine. Capaci, nonostante tutto, di riconoscersi come sorelle e di sopravvivere grazie alla forza di quell’amore.
Foto: cineblog.it



