San Gimignano sorse nel tardo Medioevo come stazione di sosta lungo l’antica e affollata via Francigena
Tra i colli del Chianti e della Val d’Orcia, nelle colline senesi della Val d’Elsa, c’è un borgo speciale che è conosciuto in tutto il mondo. San Gimignano è spesso chiamata la New York nel Medioevo per il suo skyline disegnato da grattacieli alti e stretti. Infatti erano state costruite numerosissime torri. Pare fossero 72 e svettavano austere verso il cielo terso.
LE ORIGINI DI SAN GIMIGNANO
La fondazione di San Gimignano si perde nella notte dei tempi: la leggenda racconta che nel 63 a.C. i due fratelli Muzio e Silvio, giovani patrizi fuggiti da Roma perché complici di Catilina, si rifugiarono in Val d’Elsa e vi costruirono due castelli: quello di Mucchio e quello di Silvia, futura San Gimignano. Il primo documento storico che attesta il nome della città è datato 30 agosto 929, quando Ugo di Provenza dona al vescovo di Volterra il monte chiamato della Torre “prope Sancto Geminiano adiacente”.
È probabile che il nome San Gimignano derivi proprio dal nome del vescovo di Modena, quando il santo durante le invasioni barbariche salvò la città dalla minaccia di Totila, apparendo miracolosamente sulle mura.
SAN GIMIGNANO TRA ALTO E BASSO MEDIOEVO
Dalla costellazione di villaggi rurali di piccole proporzioni del periodo etrusco e poi di quello romano, gravitanti nell’orbita della più importante Volterra, si passò, verso la fine dell’Alto Medioevo (che coincide col X secolo) alla formazione del nucleo più antico dell’attuale centro storico. Nel 998 San Gimignano era ancora un villaggio a cavallo della via Francigena, politicamente feudo del vescovo di Volterra, il quale risiedeva in un castello ubicato sul Poggio della Torre. Lo sviluppo di San Gimignano avvenne soprattutto nei primi tre secoli dopo il Mille, quando si trovò in una situazione geografica strategica. La via Francigena, inizialmente aperta dai Longobardi, divenne, nell’Alto Medioevo, l’itinerario dei pellegrini che, soprattutto dalla Francia, si dirigevano a Roma e, proprio a San Gimignano, si innestava la deviazione verso il porto di Pisa. La città, delimitata dalla prima cerchia di mura e sorta a cavallo della variante collinare della via Francigena, diventò uno dei principali luoghi di transito e di sosta per tutti i viandanti.
DAL DECLINO AD OGGI
La crescita economica, architettonica e culturale di San Gimignano si ferma alla metà del Trecento, quando il comune si sottomette a Firenze. L’improvviso spopolamento e la decadenza economica, ed infine la perdita dell’autonomia politica, producono guasti evidenti: le torri crollano, i palazzi si rovinano, e, per secoli, proprio per questo motivo, non ci sono grandi interventi “alla moda”. È per questa situazione che il centro storico di San Gimignano arriverà alla stagione ottocentesca dei “restauri gotici” quasi indenne dalle influenze stilistiche delle epoche precedenti. Gli aggiornamenti edilizi dal Quattrocento in poi sono rari: la Rocca di Montestaffoli, voluta dai Fiorentini in funzione antisenese, qualche palazzo, qualche piccola chiesa ma, per lo più si tratta di interventi piuttosto semplici di manutenzione.

LE TORRI DI SAN GIMIGNANO
Da qualunque luogo si arrivi, San Gimignano svetta sulla collina, alta 334 metri, con le sue numerose torri, di cui ancora oggi se ne contano tredici.
Si dice che nel Trecento ve ne fossero settantadue, almeno una per ogni famiglia benestante, che potevano così mostrare, attraverso la costruzione di una torre, il proprio potere economico. Le prime torri nascono isolate, in un tessuto sgranato, ben diverso da quello compatto che vediamo oggi. Diverso era soprattutto il modo in cui si viveva nella torre: gli ambienti all’interno erano piccoli, in genere un metro per due; poche erano le aperture, mentre lo spessore murario, di circa due metri, garantiva fresco in estate e caldo in inverno. Quasi a tutte le torri venivano addossate strutture in materiali deperibili come legno e terra. La torre era, nell’epoca medievale, il massimo simbolo di potenza. Durante il XII secolo le torri si trasformano e poi non si costruiscono più, mentre i palazzi risultano edificati secondo le tecniche più aggiornate e i gusti in voga nel periodo.



